Il contratto di agenzia obbliga una parte, denominata agente, ad assumere stabilmente l’incarico di promuovere dietro retribuzione per conto dell’altra parte, denominata preponente, la conclusione di contratti in una zona determinata.
Ai sensi dell’art. 1742, comma 2 del codice civile, il contratto di agenzia deve essere provato per iscritto e ciascuna parte ha il diritto irrinunciabile di ottenere dall’altra un documento dalla stessa sottoscritto che riproduca il contenuto del contratto e delle clausole aggiuntive.
Gli elementi caratterizzanti il contratto di agenzia sono dunque la stabilità dell’incarico, la sua efficacia per una zona predeterminata e l’assenza di qualsivoglia vincolo di subordinazione dell’agente al preponente.
Dette caratteristiche permettono di distinguere il contratto di agenzia da quello atipico di procacciamento d’affari.
Secondo la giurisprudenza, tratto distintivo tra procacciatore d’affari e agente risiede nel fatto che la prestazione del primo si concreta nella più limitata attività di chi, senza alcun vincolo di stabilità, raccoglie le ordinazioni dei clienti, trasmettendole all’imprenditore dal quale ha ricevuto l’incarico di procurare tali commissioni (Trib. Perugia Sez. lavoro, 19/03/2013).
Il procacciatore d’affari, dunque, esercita la propria attività in modo del tutto occasionale ed episodico, senza essere legato da un rapporto continuativo con l’azienda.
La differenza é rilevante per le conseguenze che derivano dall’inquadramento del rapporto nell’una o nell’altra fattispecie.
Ad esempio, al procacciamento d’affari non si applicano gli accordi economici collettivi (A.E.C.), né la disciplina ex art. 1751 c.c., la quale prevede che il preponente sia tenuto a corrispondere all’agente un’equa indennità all’atto di cessazione del rapporto, né l’obbligo di congruo preavviso spettante all’agente quando il contratto è a tempo indeterminato.
Al contratto di procacciamento d’affari possono, invece, applicarsi in via analogica le disposizioni relative al contratto di agenzia (come le provvigioni) che non presuppongano un carattere stabile e predeterminato del rapporto (Trib. Benevento Sez. lavoro, 14-10-2008).